Personaggi
Eugenio Mario Raffo - Biografia
Eugenio Mario Raffo nacque a Sestri Levante, nella frazione di San Bartolomeo della Ginestra, il 25 Gennaio 1904, in una delle storiche case del borgo, affacciata sulla piazza della chiesa. Rimasto orfano di entrambi i genitori, fu allevato dallo zio Don Angelo Loero, all'epoca parroco di Casarza Ligure, dove il Raffo si trasferì e frequentò le scuole elementari: qui iniziò a distinguersi, tra i coetanei, per la sua straordinaria manualità nel disegno.
Durante il periodo del servizio di leva, conobbe a Roma Almerinda (Linda) Leoni che divenne in seguito sua moglie, trasferendosi a Sestri Levante. Da Almerinda ebbe tre figli, Romano, Flavia e Franca, tutti e tre mancati prematuramente per cause e in tempi diversi.
Lavorò come operaio tornitore nel reparto elettricisti dello stabilimento sestrese della Fabbrica Italiana Tubi (FIT), localmente nota come "Tubifera". Qui ebbe come collega, sul finire degli anni '20 e nei primi anni '30, lo scrittore sestrese Giovanni Descalzo, autore di romanzi, poesie e saggi di letteratura e arte. Fu proprio Descalzo, notando le sue doti di abile disegnatore in bianco e nero messe in luce durante le pause di lavoro, a suggerirgli di dedicarsi alla xilografia. Raffo accolse con stupore la proposta, ammettendo di conoscere molto poco della tecnica. Allora Descalzo si reco a Genova, presso l'editore e xilografo Mimmo Guelfi (anima delle edizioni All'Insegna della Tarasca) che aveva già edito alcuni suoi lavori, tra cui la seconda edizione della raccolta di poesie Uligine, nel 1929, e si fece dare in prestito alcune vecchie matrici incise.
Raffo studiò attentamente i legni di Guelfi quindi, grazie alla sua perizia meccanica, si forgiò alcuni strumenti di lavoro, sgorbie e bulini, temprando e affilando l'acciaio delle punte e tornendo nel legno le impugnature. Quindi si mise all'opera, e incise il suo primo legno, "L'aratura"; era il 1930. Nell'opera si nota il tratto ancora grossolano, che caratterizza le prime opere, ma da subito emerge una straordinaria abilità figurativa, capace di rendere con pochi tratti l'essenza del soggetto.
Per le prime prove di stampa, utilizzò quale inchiostro del lucido da scarpe, come racconta lo stesso Descalzo nell'articolo Un operaio xilografo, pubblicato su "Il Giornale di Genova" del 13 Ottobre 1933, quindi passò ad utilizzare l'inchiostro di china in pasta. Per la stampa, rispetto al torchio tipografico, predilesse sempre l'utilizzo della stecca a mano, che gli consentiva di imprimere sfumature a suo gusto: un ulteriore intervento creativo in fase di stampa che, secondo quanto lui stesso affermava, rendeva le xilografie "più succose".
Per le sue incisioni utilizzò quasi sempre legni con taglio trasversale, o "di testa", che consente un'incisione più fine e precisa, risultando più duro e compatto rispetto al taglio longitudinale, o "di filo". Per la creazione delle matrici più grandi ricorse all'assemblaggio di diversi legni. Il suo legno prediletto fu sempre il pero, e solo in rari casi utilizzo melo, ciliegio o bosso.
I primi soggetti raffigurati furono vari scorci di Sestri Levante, in particolare la Basilica di Santa Maria di Nazareth e il porto.
In seguito, incise pregevoli nature morte, spesso con pesci o crostacei, ritratti di persona, scene di lavoro, barche (soprattutto i tipici leudi e rivanetti, all'epoca numerosissimi sugli arenili rivieraschi), nonché centinaia di scorci paesaggistici e architettonici del levante ligure, in particolare chiese ed edifici religiosi.
Sul finire degli anni '40, l'amico Giovanni Descalzo gli commissionò l’incisione dei testi e delle illustrazioni per la sua raccolta di poesie "Variazioni", edita nel 1947 per le Edizioni del Gallo di Genova.
Alla stessa epoca risalgono le illustrazioni xilografiche delle norme di sicurezza sul lavoro, che gli vennero commisionate dalla direzione dello stabilimento FIT, per essere stampate sul retro delle buste paga dei dipendenti. Si tratta di un'opera di estrema peculiarità, sia per il pregio artistico delle illustrazioni sia per l'attenzione, encomiabile per quei tempi, dimostrata dall'azienda verso l'importante tematica della prevenzione antinfortunistica. A questa importante serie di illustrazioni, la Fondazione Italo Zetti ha dedicato nel 2008 un quadernetto della collana Taccuini di Lavoro (n. 14) dal titolo "Buste Paga d'Autore - E.M. Raffo".
Notevole la produzione di Ex Libris xilografici per svariati committenti italiani ed esteri, tra cui spiccano Gianni Mantero, Remo Palmirani, Giuseppe Cauti, Evaristo Navarra e Mario De Filippis.
Appassionato sportivo, Raffo volle commemorare il ventennale della strage aerea di Superga (1949-1969) con un quadernetto, stampato e rilegato in proprio, "I Caduti di Superga", in cui incise i ritratti di tutti i giocatori della squadra del Grande Torino, dei dirigenti e dei giornalisti che perirono nel tragico incidente.
Nel 1976 stampò e rilegò in proprio un altro quadernetto, contenente una raccolta dei suoi Ex Libris xilografici dedicati a familiari ed amici.
L'ultimo quadernetto della serie, "Fabio Riva – Pensieri di Campeggio", fu stampato e rilegato dal Raffo nel 1981, e dedicato ad un ragazzo da poco scomparso in un incidente stradale. Il quadernetto raccoglie i testi, incisi da Raffo ed ornati di pregevoli illustrazioni, di un diario di campeggio scritto dal ragazzo alcuni anni prima.
Alcune sue xilografie furono utilizzate per illustrare cartoline postali. Tra i soggetti, merita menzione il corsaro, gagliardetto dell'Unione Sportiva Sestri Levante, realizzato negli anni '30.
Durante la sua lunga e prolifica carriera artistica, Raffo coltivò importanti relazioni con artisti, letterati ed intellettuali suoi contemporanei, tra i quali vanno ricordati Adolfo De Carolis, Luigi Servolini, Bruno da Osimo, David Bueno de Mesquita, Italo Zetti, Giovanni Papini ed Eugenio Montale, oltre ai sestresi Giovanni Descalzo e Carlo Bo.
Partecipò a numerose esposizioni nazionali e internazionali.
Fu insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui l'inserimento nel Dizionario degli Incisori Italiani, di Luigi Servolini, nel 1955,
la nomina ad Accademico nell'Accademia delle Arti dell’Incisione, nel 1979, il Premio "Castrum Sigestri", dell’Università Popolare di Sestri Levante, nel 1976, e il premio Turio-Copello, della Società Economica di Chiavari, nel 1989.
Morì nella sua casa di Sestri Levante, il 17 Gennaio 1994, pochi giorni prima del compimento dei novant’anni.
La firma
Le xilografie degli anni '30 e '40 erano firmate da Raffo mediante il monogramma EMR, oppure ER o, in alcuni casi, con una semplice R. In qualche opera sono presenti le iniziali del nome e il cognome per esteso: E.M. Raffo.
A partire dal 1950, è introdotta la firma che siglerà tutte le opere per gli anni a venire. Un simbolo a schema simmetrico, nel quale una grande M inscrive la E e la R, a costituire il monogramma. L'asta centrale della M, prolungata sopra e sotto, rappresenta un bulino stilizzato, con la punta rivolta verso l'alto, e sulla cui sommità brilla una stella, dedicata alla madre defunta.
Questa simbologia appare esplicitata nell'Ex Libris dedicato alla madre, in cui la composizione del bulino e della stella poggia sulla base di un tronco tagliato, simbolo della vita recisa, ma anche del legno utilizzato dal Raffo per le sue opere. Il tronco, tuttavia, riprende vita da due simbolici polloni laterali, di due specie diverse, che rappresentano in parallelo le virtù trasmesse dalla madre ai figli, e la varietà dell'espressione artistica che dal legno può sgorgare.
Commenta Maria De Carolis Di Paolo, nella sua presentazione al quadernetto di Ex Libris stampato da Raffo: "Un Ex Libris in particolare mi sembra riveli l'anelito di questo singolare artista: il bulino coronato di fronde e sovrastato dalla stella di sua madre."
L'utilizzo di una stella nella firma quale omaggio ad un familiare defunto richiama l'opera dello xilografo Bruno da Osimo, amico di Raffo, che arrivò ad includere nella sua firma sino a tre stelle, in memoria della moglie e della sorella.
L'autoritratto e gli Ex Libris dedicati a se stesso
Nell'autoritratto del 1964, Raffo, sessantenne, rappresenta se stesso con il basco, berretto che tipicamente indossava, e nell'atto di fumare la pipa, elemento ricorrente in molte delle sue nature morte.
Sullo sfondo, un paesaggio agreste che ricorda quello del suo borgo nativo, in cui si delinea il profilo della chiesa di San Bartolomeo della Ginestra, altro leitmotiv di molte composizioni. Orna la composizione un vaso di tulipani. In primo piano, davanti all'artista, un tavolo di lavoro con i bulini, ed una tavoletta con l'incisione, rigorosamente al rovescio, di un motto latino: "Nulla dies sine linea", ossia nemmeno giorno senza incidere una linea. Questa massima, attribuita da Plinio il Vecchio al pittore greco Apelle (Nat. Hist., XXXV, 36), ben incarna lo spirito del Raffo e la sua dedizione quotidiana all'arte incisoria.
Questo motto compare anche in uno degli Ex Libris dedicati a se stesso, mentre in altri compare la citazione dantesca "Per correr miglior acque alza le vele" (Pg, I,1).

