Personaggi
Tino Nicolini - Biografia
Tino Nicolini nacque a Sestri Levante il 18 dicembre 1911.
Frequentò le scuole elementari del paese sino alla classe quarta e, successivamente, si dedicò dapprima all'attività di "bòccia", ossia di apprendista in ambito edile e, successivamente, all'agricoltura e al giardinaggio, ma coltivò parallelamente una forte passione per la lettura e la scrittura.
Negli anni 1920, iniziò a svolgere attività di giardiniere presso alcune ville a Santa Margherita Ligure.
In quel periodo, Rina Barbagelata, una maestra in servizio presso una vicina scuola elementare, osservò ripetutamente da una finestra il Nicolini che, nelle pause dal suo lavoro agreste, estraeva dalla tasca un taccuino e vi scriveva con un lapis. Un giorno, presa dalla curiosità, lo avvicinò e gli chiese cosa scrivesse sul suo taccuino. Il Nicolini le confessò che si dilettava a scrivere versi in dialetto ligure, da lui definiti con estrema modestia "pacciûghi", e, dietro insistenza della maestra, le fece leggere alcune pagine del suo taccuino.
Da figgioame (1921-1931)
Questi pacciûghi abbrettio da figgioame
l'ho missi insemme sensa pretenscion
sappando a taera o camallando o liamme
comme bracciante a cûrto d'istrûzion.
Se qualchedûn perciô lëze i dovesse
no dagghe a mente troppo pe-o sottî
e o lasce... corrî o pescio comme o stesse
a sentî çerta gente discorrî.
L'insegnante lo incoraggiò a sviluppare il suo talento di poeta e, attraverso un conoscente di Santa Margherita Ligure, lo mise in comunicazione con un illustre poeta e commediografo di Genova, che gli fornì preziosi consiglio sulla metrica e sull'ortografia del dialetto genovese.
Nel 1931, fu pubblicata la sua prima poesia (Canta l'aegua) sulla rivista Il Mare di Rapallo, la cui pagina culturale era curata all'epoca nientemeno che dal poeta americano Ezra Pound.
Dopo una prima serie di poesie giovanili, Tino Nicolini cessò di scrivere, nonostante le esortazioni degli amici e di tanti conoscenti e lettori che lo stimavano.
Dopo oltre quarant'anni, cedette alle pressioni dei numerosi estimatori, riprendendo a scrivere in vernacolo, ed ottenne i primi consensi in numerose manifestazioni letterarie liguri.
All'etae meuia
Dopo anni – all'etae mêuia –
in momenti di foschïa
pe fa mêuve un po l'aexia
reppiggiôu ho a pacciûgâ.
Dal 1960, svolse attività di gardiniere e di custode presso la villa che il celebre attore teatrale genovese Gilberto Govi possedeva a San Lorenzo della Costa, sulle alture di Santa Margherita Ligure.
Nel 1982, pubblicò la raccolta di versi Pacciûghi Abbrettio (Edizioni Tigullio Bacherontius), premiata nel 1984 con l'ambito riconoscimento del "Premio Cultura" della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Fu membro dell'associazione culturale genovese A Compagna.
Poesie di Tino Nicolini sono presenti in numerose antologie di poeti liguri del Novecento.
Da "Rapallo Oggi" (marzo 1976):
Un'interessante scoperta nel campo dei poeti dialettali.
Nicolini divenne poeta quasi per caso, allorché, diciassettenne, orfano di padre dall'età di 10, dopo svariati mestieri, trovò lavoro quale garzone di fattoria.
Fu lì, a contatto diretto per la prima volta con la natura (dopo anni di sterile lavoro edile), che, scopertosi amante dei fiori, della terra, del verde, si improvvisò poeta, essendo nata in lui l'esigenza di trasportare sulla carta quello che il suo animo sentiva.
Fu una benemerita insegnante - Rina Barbagelata di San Massimo di Rapallo - ad accorgersi di questo timido ragazzino che nutriva in segreto (forse per il timore che il venire scoperto potesse essere motivo di burla) la passione per la nobile arte della poesia. Si meravigliò, la Signora Rina, di scoprire, nella natura schiva, riservata e quasi primitiva di quel ragazzo, tanto innato amore per la poesia.
Lo instradò, lo incoraggiò, gli diede libri e consigli.
Oggi Tino Nicolini, dopo oltre mezzo secolo da quell'iniziale incoraggiamento, può vantare al suo attivo numerosi riconoscimenti e lusinghieri giudizi di gente competente. Egli ci parla dei tempi andati, allorché fece il suo ingresso nel movimento de "A Compagna", che raccoglieva allora i più promettenti talenti della poesia in vernacolo, o della conoscenza e amicizia con Gilberto Govi (al quale fornì anche l'idea per una commedia) e non è difficile immaginare il Tino Nicolini dell'adolescenza, perché in lui sono rimasti l'amore e la passione per la natura ed è rimasta, soprattutto quella serena e genuina espressione della sua giovinezza che lo fa apparire ai nostri occhi così modesto, ma così ricco di tesori interni che sono ormai il privilegio di pochi.
Da "Un ligure di ceppo antico", prefazione a "Pacciûghi abbrettio", di Marco Delpino (1982):
Tino Nicolini non ha mai preteso di toccare il cielo con un dito; dice apertamente di essere «un contadino dedito, talvolta, a scarabocchiare "abbrettio" un foglio di carta».
Ma i suoi versi in dialetto ligure nascondono una umanità, una limpidezza di immagini e di linguaggio, una armonicità, e si trasformano in poesia. Non già "pacciûghi abbrettio", ma espressioni del sentimento, dell'animo, del cuore. E il cuore, in Tino Nicolini, è grande così. Egli è un uomo d'altri tempi che vive in un'epoca consumistica e modernistica che non è la sua.
Il suo amore per la natura, il suo attaccamento alla terra d'origine, il Tigullio, la sua morale schietta, il suo modo di vivere sincero e limpido lo qualificano come un ligure di ceppo antco. Suscita stima, simpatia, affetto.
La semplicità della poesia di Nicolini è come una sorgente che sgorga in un paesaggio che, lentamente e inesorabilmente, sta scomparendo.
Tino Nicolini è dunque, a buon diritto, un rappresentante di quella tipica cultura contadina, impastata di genuinità, che fa apprezzare e rimpiangere le cose d'un tempo.

